Due comunicati, uno a nome del vicepresidente della Regione Piemonte Ugo Cavallera, uno da parte del presidente Roberto Cota, per scansare i possibili dubbi derivanti dalla sentenza del Tribunale di Torino di stamattina, che ha condannato in primo grado Michele Giovine a due anni e otto mesi di reclusione per le irregolarità della lista “Pensionati per Cota”. Le perizie calligrafiche hanno provato la falsità di 17 firme dei candidati su 19. Oltre al carcere, due anni di interdizione dai pubblici uffici e cinque dai diritti elettorali. Giovine l’ha fatta grossa, ed era talmente scoraggiato da non voler nemmeno fare ricorso.
Quei 27 mila voti ottenuti in maniera illegittima, a questo punto, agitano il centrosinistra, con Mercedes Bresso in prima linea a chiedere l’annullamento delle elezioni. La stessa che tolse la propria firma dai ricorsi per mantenere la poltrona di Presidente del Comitato delle Regioni UE. «Il governatore non poteva non conoscere le modalità con cui Giovine operava – tuona l’ex presidente dal proprio sito web –. Adesso che il Tribunale ha certificato la falsità della lista mi auguro che si producano presto i dovuti effetti sulla realtà politica». Cota vinse con uno scarto di 9 mila voti. Se, a seguito della condanna in Tribunale, la lista di Giovine fosse annullata, con i suoi 27 mila voti potrebbe far traballare la poltrona dell’attuale presidente, sebbene bisognerebbe scartare i voti dati sia a Cota che alla lista: le preferenze che il governatore avrebbe ottenuto anche senza Giovine.
A fronte delle accuse del centrosinistra, la Giunta è subito corsa ai ripari. «Prendiamo atto che sono state rilevate dal giudice di primo grado irregolarità riferite alla modalità di autenticazione delle firme – commentava questa mattina Ugo Cavallera –. Riteniamo che le prime valutazioni in merito non mettano in risalto effetti automatici, dal punto di vista della conservazione degli atti amministrativi che riguardano il procedimento elettorale regionale». Insomma, la lista di Giovine non c’entra nulla con la vittoria di Cota, che nel pomeriggio ha aggiunto: «Io mi occupo di fare il lavoro di presidente della Regione. I voti che i piemontesi mi hanno dato sono voti veri e validi. Se qualcuno ha sbagliato, paghi, non possono certo pagare i piemontesi».